Disturbo dissociativo dell'identità

Anche conosciuto come il “disturbo di personalità multipla”, la caratteristica distintiva del disturbo dissociativo dell’identità è la presenza di due o più distinti stati di personalità.

Quando gli stati di personalità alternativi non vengono osservati direttamente, la malattia può essere identificata da alterazioni improvvise o discontinuità nel senso di sé – che possono influenzare qualsiasi aspetto del funzionamento individuale – e dalla presenza di amnesie dissociative ricorrenti.

Le persone possono raccontare di essere improvvisamente diventati osservatori di loro stessi, o la percezione di voci. Le emozioni e gli impulsi emergono fortemente e si vive la percezione di uno scarso controllo personale: segnali che vengono vissuti come sconcertanti ed egodistonici.

Le lacune nella memoria remota e in quella a breve termine completano un quadro a dir poco destabilizzante. Vuoti di memoria ricorrenti e su ogni aspetto della vita come l’incapacità di spiegarsi come si è arrivati in un posto, come ci si è fatti male, o quando aver preso gli oggetti che si trovano in borsa.

Il disturbo dissociativo dell’identità è uno dei disturbi maggiormente rappresentati in letteratura e al cinema fin dal celebre romanzo di Stevenson del 1886: “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”. Tutti ricorderanno la scissione tra il Dottor Jekyll, un uomo rispettabile e dai buoni principi, e del recondito Mister Hyde, un personaggio violento, spietato, che si macchia di atroci delitti.

Più recente e davvero famosa è l’incredibile storia vera di Billy Milligan uno dei casi di disturbo dissociativo più complesso del pianeta. A renderlo famoso nella cronaca internazionale la sua storia criminale: colpevole di aver rapito, violentato e rapinato tre studentesse universitarie. Dalla ricostruzione della sua biografia si evince che la frammentazione del sé, di origine traumatica, è legata a una storia personale di sofferenza, trauma e dolore. Il padre biologico si suicida quando William Staney Milligan ha solo 4 anni e qualche anno più tardi la madre si sposa con un uomo disturbato che comincia presto ad abusare sessualmente di lui. Il suo sé trova nella frammentazione l’unica risposta possibile per la sopravvivenza. Comincia a disgregarsi e frammentarsi per la sua salvezza. Nei diversi istituti, i vari professionisti, documentarono ben 23 diverse personalità per scoprirne una ventiquattresima, chiamata “il Maestro”, nuova e definitiva.

Attualmente il disturbo dissociativo di personalità viene definito come una “discontinuità nella normale integrazione della coscienza, della memoria, dell’identità, della percezione, della rappresentazione corporea e del comportamento” (APA, 2013)[1]. L’origine traumatica del disturbo, probabilmente combinata a stress intensi, è ad oggi totalmente condivisa nella letteratura.

Secondo i criteri del DSM V (APA, 2013), il disturbo dissociativo dell’identità è caratterizzato da:

  • Presenza di due o più identità distinte, la quale comporta una forte compromissione della continuità del sé, accompagnata da alterazioni negli affetti, nei comportamenti, nella coscienza, nella memoria, nella percezione, nella cognizione e nelle funzioni senso-motorie;
  • Lacune ricorrenti nel richiamo di eventi quotidiani;
  • Disagio clinicamente significativo o compromissione sociale, lavorativa o di altre aree di funzionamento;
  • Sintomi non attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza o di un’altra condizione medica.

[1] American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition. Arlington, VA, American Psychiatric Association

Relatori

Interverranno durante l’evento

Federica Sorino

Psicologa

Silvia Tarsi

Psicologa, psicoterapeuta

disturbo-dissociativo

L'appuntamento

Contrariamente a ciò che si può suppore, il disturbo dissociativo dell’identità non è una condizione particolarmente rara (Brand et al., 2016). Si stima che circa l’1.5% della popolazione presenti questo disturbo (APA, 2013). Ciò significa circa 3.2 milioni di americani affetti dal disturbo, 0.65 milioni nel Regno Unito e 71 milioni in tutto il mondo.

Non sempre quando si parla di disagio mentale le fonti di informazione sono adeguate e sufficientemente competenti. Più si esaspera nella rappresentazione di un disturbo, più gli spettatori ne sono attratti. Cinema e letteratura hanno contribuito in questo senso a ritrarre comportamenti estremi, manifestazioni drammatiche e contrastanti enfatizzate da numerosi cambi di espressioni, abiti e vocalità.

In verità, queste modifiche non sono così facili da riconoscere: il disturbo pare essere qualcosa di più sfumato tanto che una persona non esperta può relazionarsi per lungo tempo con un paziente affetto da questo disturbo senza accorgersene.

Kluft ha osservato che “solo il 6% dei pazienti DID ha continuamente dimostrazioni evidenti” (Kluft, 2009).

Piuttosto è probabile che si osservi una serie di sintomi dissociativi che hanno molto in comune con quelli caratteristici di disturbi traumatici come il “disturbo post-traumatico da stress” e non come “l’ansia”, “la depressione” e i “disordini alimentari” (ISSTD, 2011).

Molto spesso in questo modo si creano pregiudizi e stereotipi che difficilmente abbandonano la fantasia degli spettatori. Il nostro obiettivo è duplice: affascinare con il teatro, arrivando in modo empatico e diretto al pubblico, e informare e mettere ordine tra i pensieri con il dibattito.

Non si tratta di un fenomeno oscuro e soprannaturale ma di una grave e dolorosa condizione di sofferenza psichica: è questo il messaggio che Corti da legare ha scelto di portare in scena.

Info

Ingresso gratuito

Quando:

1 Marzo 2019

Location

Nuovo Teatro Orione, Roma.

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